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Dario Salvelli
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Paolo
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Per delicious, secondo me, funziona. Hai invece ragione sui video, ma li è creazione, non segnalazione, e sulla illusione della pubblicità...
Non ho capito invece la chiusa sui blogger, a cosa ti riferisci?
(uff questi commenti sono terribili, fai qualcosa :)
per i blogger, è un discorso (lungo, e servirà un altro post) sullo stato della blogosfera, fra blog che non dicono nulla, blog che sono molto, troppo mainstream, ormai, blog che riprendono notize trite e ritrite e basta, blog che sono bravissimi col seo, e solo con quello, ma che di seo non parlano (altrimenti, sarebbero utili!), blog di gente che pensa di essersi inventata giornalista generalista, e in effetti è diventata solo una caricatura dei giornalisti generalisti stessi, che già facevano ridere sulla stampa, etc.
sui commenti: farò il possibile. cioè, quasi nulla, purtroppo :-/
Perché è logico che tra poco tutta questa gente presenterà il conto..
Ciao, Fil.
nda
p.s. I "blogger" non esistono. Mai esistiti, se non nei curriculum e negli About.
nda
Credo, viceversa, nei contenuti delle aziende, in siti in cui le aziende, invece di cercare solo di lavarci il cervello, condividano la propria storia e soprattutto tante informazioni utili che hanno al proprio interno ma che non hanno mai usato, visto che "non ci stanno" in uno spot da 30" in televisione. Ma magari faranno "la propria web-tv" - che idea! ;-)
Infine, per quanto riguarda quello che dici tu: sì, potenzialmente sì, why not? Ma chi è in grado di fare un OhMyNews in Italia, dove gli articoli dei giornali e addirittura dei blog dei giornali non linkano (non possono linkare?) al di fuori delle "mura" del giornale stesso, e dove pare che il futuro sia solo gli SGC (sfigato generated content) e tanto SEO?
Un altro esempio che mi sta facendo riflettere in questi giorni e' su Second Life. Linden Lab, la sua societa', per tradurre l'interfaccia di SL invece di passare il lavoro a dei traduttori ha aperto un wiki e chiesto agli utenti di lavorare come volontari.
Ora, queste cose pongono due ordini di problemi. Il primo e' banale e sindacale: non si trattera', semplicemente, di una nuova forma di sfruttamento? Voglio dire: in Wikipedia il progetto e' spontaneo, ma in Second Life la sua societa', Linden Lab, non e' non profit. E qualsiasi nuovo sfruttamento, soprattutto in questo periodo di crisi, distrugge possibili lavori retribuiti o ne abbassa ulteriormente il possibile livello di retirbuzione.
Secondo: usando dei non professionisti, di quanto si riduce la qualita' del prodotto? In Wikipedia il controllo collettivo reciproco, dato il numero molto grande di contributori, e' assicurato, e la qualita', prima o poi, correzione dopo correzione, arriva; in altri casi, come nei progetti che sono stati avviati da Britannica e da Larousse, esiste una redazione che - non si sa ancora esattamente come - supervisionera' il lavoro. In Second Life, invece, per le lingue meno conosciute e' probabile che i contributori siano pochi e che nessuno in Linden Lab sia in grado di controllare la bonta' del loro lavoro. Sui giornali on line - caso tipico Punto Informatico - correggere o censurare degli autori sotto-pagati e' molto difficile, per cui la marketta impera.
Tutti problemi che gia' si iniziano a osservare nel caso dei blogger che dal loro blog stanno cercando di trarre un minimo di guadagno.
Detto questo, lasciando da parte la maggior parte dei casi, in cui lo User generated content non e' tale, o non e' originale, o e' di pessima qualita' e produce solo rumore, anche nei casi di successo, siamo sicuri che il fenomeno dei navigatori che diventano autori sia sempre da acclamare come rivoluzionario e come positivo?
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri
Google stessa ha fatto ricorso e fa tuttora ricorso ai volontari, almeno per certe lingue minori. Sono finiti i tempi d'oro in cui la Generalitat de Catalunya ha pagato fior di quattrini per avere uno Yahoo! in català (ora ridimensionato, pare, ct.yahoo.com), tradotto, immagino da qualche grande professore dell'accademia della lingua catalana :)
E anche un foglio dedicato a Internet e alle tecnologie i blogger potrebbero farselo da solo - se e' vero che sono cosi' preparati e che hanno cosi' tanto seguito - senza svendersi a nessuno soltanto in cambio del suo marchio o del suo numero di copie. Altrimenti, sono tutte solo chiacchiere e distintivo...
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri
Per quanto riguarda i contenuti un esempio classico di questo sfruttamento/diminuzione della qualità è il nanopublishing. Senza andare in India o Cina, scimmie pagate pochissimo recrutate per scrivere.
non capisco il nesso fra quanto scrivo, nel post e/o qui, e la profilazione degli utenti, che tra l'altro è una cosa imho molto anno-1999, e imho non cruciale per Google, visto che mi mostrano pubblicità a seconda di cosa sto cercando (adwords) o leggendo (adsense).
Per il nanopublishing: non ho idea di quanto prendano i blogger loro collaboratori. Nessuno lo sa, pare, anche se tutti siamo convinti che non prendano molto. Peggio ancora, però, sono i blogger che si mettono a scrivere "come giornalisti" (ovvero in modo impersonale e spesso pure superficiale) ma pagati "come blogger" sui giornali...
non si aggancia ai contenuti ma serve a migliorare le loro applicazioni. Per quanto riguarda il nanopublishing scusa il link ma riassume:
http://www.dariosalvelli.com/2007/12/la-mia-esp...
Per quanto riguarda blogger pagati sui giornali io ho una limitatissima esperienza personale, posso dirti la mia (a me non hanno mai pagato come un blogger) dunque non so dirti a cosa ti riferisci però sarebbe una bruttissima pratica scrivere un articolo come fosse un post in terza persona.
Se nel nanopublishing contiamo anche le riviste che si occupano di Second Life, quelle americane pagano di solito non piu' di 1000-1500 linden ad articolo, quindi non i 3 dollari ipotizzati da Salvelli nel post che segnala qui, ma fino a circa 5.
Io per la ventina di pezzi che avevo scritto per una di esse, eccezionalmente, facendo pesare il mio cv, ero riuscito a farmi pagare ben 10 dollari a pezzo (!!!), per un pezzo tipico di 600-800 parole, quasi sempre con partecipazione a una conferenza stampa (in SL, ovviamente) e/o un'intervista, le foto, e il caricamento del pezzo stesso, delle foto e delle didascalie via Cms.
Ora, son cifre che vanno bene per divertirsi e per fare un po' di esercizio di inglese, ma nulla piu'. A occhio, secondo me il nanopublishing italiano non paga di piu'. Anzi, probabilmente per un semplice post, senza interviste, senza valore aggiunto, paga di meno. Tanto, l'idea e': che ci vuole a scrivere un post?
Detto questo, quando io ho iniziato a scrivere a tempo pieno, nel 1997, si diceva (avevo chiesto a un po' di colleghi) che la soglia minima di retribuzione su una specializzata per un quasi principiante (la figura tipica di esperto del settore, non proprio alle prime armi, ma con ancora poco mestiere nello scrivere un articolo come si deve) fosse di 50 mila lire a cartella (cartella giornalistica).
Non credo proprio che - forse a parte qualcuno in grado di trattare condizioni particolari, solo per se stesso - oggi, undici anni dopo, pubblicazioni anche se-dicenti piu' professionali, come Punto Informatico o Apogeonline rispettino questi minimi. Anzi, ho i miei dubbi anche su Nova 24. E, in undici anni, il costo della vita e' aumentato....
In queste condizioni, non mi stupiscono i post e anche gli articoli fatti in fretta e male, scopiazzando, e sfornati a raffica per fare numero. Oppure gli "editorialisti" che usano la "testata" sostanzialmente per fare pubblicita' al proprio lavoro di consulenti o ai propri clienti (come su Punto Informatico) oppure ancora i "giornalisti" che se vengono invitati da qualche parte, spesati, tornano facendo dei pomp... delle sviolinate che sulle pubblicazioni vere nessuno oserebbe mai fare (di nuovo, come su Punto Informatico), o i "giornalisti" che vendono lo stesso identico pezzo sia a Punto Informatico sia ad Apogeonline.
E certo, in questo panorama, come dice Salvelli, chi guadagna comunque c'e': la piccola casta che gestisce il network, e magari qualche loro amico.
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metiiteri
Oggi, nella blogosfera, aggiungiamoci i tanti che pur non avendo una propria attivita' da promuovere hanno un ego da soddisfare, una personalita' che nel tempo libero deve vendersi come esperto di qualcosa, essere invitato e spesato a un convegno, intervistato su L'Espresso, ecc.
Ed ecco perche' la professionalita' e' andata a ramengo, i margini per essere pagati decentemente non esistono piu', ognuno scrive secondo i propri interessi e tornaconti personali e non per il lettore, i pomp... le sviolinature si sprecano, ecc, ecc, ecc. E' per questo che il nanopublishing e le riviste on line sono e saranno sempre prodotti di infima qualita', mica per altro.
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri
Non so se sia più brave l'immensa ondata di "cinesi" che scrivono o questo fenomeno dei giornalisti low cost sulla carta stampata. In fin dei conti non essendo un esperto chiedo a chi è giornalista: come poter applicare i minimi contrattuali per chi non è giornalista o ancora scrive sporadicamente?
Fai pompare Punto Informatico da tutta la blogosfera Vib (buona parte della quale ci scrive anche), come il grande successo della nuova informazione on line. Quindi ci tieni una rubrica dove per un po' di mesi, oltre a parlare bene delle tue proposte strategiche per le aziende, o delle aziende per cui lavori o vorresti lavorare, ti presenti come grande esperta di marketing on line. Quindi organizzi un corso di marketing on line per le aziende stesse, al costo di solo 2.700 euro (scontato, altrimenti costerebbe 3.500 euro), appoggiandoti ad Apogeo (un altro grande successo on line, che sopravvive solo perche' non paga o sottopaga i collaboratori) e chiamando qualche tuo amichetto come insegnante (sempre il solito giro, gli stessi che hanno contribuito a pompare il tutto).
Ora, se non hai titoli, non hai storie di successo alle spalle, non hai nulla da presentare come credito... l'unica speranza e' che come specchietto per gli allocchi (piu' che per le allodole) funzioni proprio Punto Informatico. Cosi' come, verso il 2000, funzionava apparire su una rivista che tirava 2.000 copie, (in)vendute quasi solo a Milano a 15 euro l'una (mi pare), e che aveva in gran parte articoli deliranti e senza senso, ma che veniva esposta nelle sale di aspetto di agenzie varie e in altri posti "giusti".
Sui minimi contrattuali (che non esistono o non vengono mai rispettati), be', ti direi: ma se trovi spazio per scrivere su blog Usa, anche piccoli, a 20 dollari al post... tutto sommato non e' male, se sei agli inizi e hai anche altre attivita' e altre entrate, e se consideri che il mercato Usa, per quanto in crisi piu' di noi, offre molte piu' prospettive. Prova, magari dai 20 dollari passi a qualcosa di meglio dopo un po' di mesi.
Il tragico da noi e' che dagli eventuali 20 dollari (ammesso e non concesso che li trovi, su blog o su carta) non hai poi prospettive per andare oltre. Anzi. Nel panorama italiano ti direi senz'altro: cambia mestiere, lascia perdere, fai tutto, ma non il giornalista o il nanogiornalista, soprattutto non dedicato a Internet e alle tecnologie. Altro che le palle che racconta Luca Conti (anche lui per puro pompaggio delle sue stesse speranze, ovvio), sulla possibilita' di guadagnare un milione di dollari all'anno con un blog...
Ho chiesto l'altro giorno a Vittorio Zambardino, sul suo blog Zetavu', in merito all'ultima relazione di De Benedetti sul Gruppo L'Espresso, se dobbiamo riconvertirci e darci tutti all'agricoltura biologica. Mi ha risposto: "In quanto all'agricoltura biologica se tu sei forte e riesci a zappare (o vogliamo consumare carburante per i trattori?) fallo, io ho mal di schiena... Magari mi procuro un paio di cartoni e mi metto sotto un ponte".
E direi che scherzava ma non troppo... Questa e' la realta' che ci aspetta e gli entusiasmi per il Nano 2.0 sono tutte cazzate.
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri
Eh Massimo è un vecchio video, a me fece venire da sorridere:
http://www.youtube.com/watch?v=RM2hr6dVf-s
1) Peggio di cosi' come era adesso Punto Informatico non potrebbe diventare
2) Almeno, passando sotto il controllo di un editore commerciale, che calcola il soldo al millimetro, la pubblicita'
passera' tutta per canali ufficiali e non sara' piu' occulta, e non ci saranno piu' pomp... sviolinature gratuite o
autopromozioni. O un po' di meno.
Si', un videocast con un'intervista a Conti - mica tanto vecchio, direi della scorsa primavera - ma mi pare che dicesse dollari e non euro. Non saprei proprio ricordare quale fosse o dove recuperarlo. E a me non aveva fatto sorridere, mi ero messo a sghignazzare, a dire il vero.
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri
At the recent American Magazine Conference, one of the speakers worried that if the great brands of journalism — the trusted news sources readers have relied on — were to vanish, then the Web itself would quickly become a “cesspool” of useless information. [...] But in this case, it wasn’t an old journalism hack lamenting his industry. It was Eric Schmidt, the chief executive of Google.
Preso da questo articolo:
http://www.nytimes.com/2008/10/29/business/medi...
Da leggere, tanto per farsi un'idea della velocita' con cui le cose stanno procedendo negli Usa.
Il Web diventera' un "cesspool", quindi, un pozzo nero con informazione inutile. Secondo Google. E piantiamola di raccontarci tante belle palle, ideologicamente giuste ma false, sui blog che stanno costruendo il giornalismo dal basso o che stanno rompendo i vecchi schemi dell'informazione tradizionale. Le testate grandi e piccole sono in crisi per i fatti loro, certamente anche a causa della diffusione di Internet ma altrettanto certamente non per la concorrenza dei blog, che dal canto loro non possono offrire che spazzatura. Questa e' una visione poco affascinante, ma e' quella reale.
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri